Esportare in Brasile: opportunità, regole e strumenti per competere nel nuovo scenario UE-Mercosur
Pubblicato da Enzo Aldo Stobbione. .
Case Study 5. Approfondimento MercatoIl Brasile è una delle maggiori potenze produttive mondiali: è il primo produttore al mondo di caffè, soia, canna da zucchero e succo d’arancia; il secondo per carne bovina, carne avicola, cellulosa, biocarburanti e minerale di ferro; il terzo per latte, mais, frutta, tabacco e cotone; ed è l’ottavo produttore mondiale di petrolio.
La struttura dell’interscambio commerciale del Paese ne è la testimonianza: il Brasile è un grande esportatore netto di materie prime, soprattutto in agroalimentare, minerali ed energia. Questa capacità produttiva genera parallelamente una forte domanda di trasferimento tecnologico e competenze specialistiche, a sostegno soprattutto dell’ampio mercato locale.
Il Brasile è infatti la decima economia sulla scena internazionale, la prima in America Latina, e rappresenta il settimo paese più popoloso al mondo e quinto per estensione di territorio, dopo Russia, Canada, Cina e Stati Uniti. È la patria di oltre 200 milioni di persone, con un PIL reale pro-capite medio di 10.700 dollari statunitensi (2025).
Il quadro di opportunità offerte dal Paese appare ampio ed espressione della specializzazione locale: per le imprese europee le maggiori opportunità si collocano nei settori strategici delle tecnologie e degli impianti per la siderurgia e il minerario, dell’Agricoltura 4.0, dei macchinari per la produzione farmaceutica, dell’industria manifatturiera avanzata e delle infrastrutture. La dimensione produttiva del Paese genera una forte domanda di macchinari, tecnologie digitali, automazione, soluzioni per la tracciabilità e sistemi innovativi. A questi comparti si aggiungono le opportunità legate al risanamento ambientale, alle infrastrutture igienico-sanitarie e alla transizione energetica, con investimenti crescenti in rinnovabili, biocarburanti, idrogeno verde e soluzioni ESG, ambiti in cui le competenze europee e italiane risultano particolarmente competitive.
A conferma e rafforzamento di questo scenario si aggiungono le prospettive derivanti dall’accordo commerciale UE-Mercosur, in vigore dal 1° maggio 2026, destinato a ridurre progressivamente le barriere tariffarie e non tariffarie, migliorando l’accesso al mercato e incrementando la competitività delle imprese italiane.
Il quadro aggiornato dell’accordo commerciale UE-Mercosur
L’Accordo commerciale interinale UE–Mercosur (Interim Trade Agreement, o “iTA”) è entrato in vigore il 1° maggio 2026, includendo le disposizioni esclusivamente commerciali del più ampio Accordo di partenariato UE–Mercosur (EU–Mercosur Partnership Agreement, EMPA), che richiede ancora la ratifica da parte dei parlamenti degli Stati membri dell’UE per la sua piena entrata in vigore. L’iTA rappresenta oggi la base giuridica operativa per l’accesso preferenziale ai mercati.
La logica economica dell’accordo prevede che la Tariffa Esterna Comune del Mercosur (Common External Tariff, dazi MFN – Most Favoured Nation) si collochi indicativamente tra il 15% e il 35%, livelli storicamente molto più elevati rispetto alla tariffa media applicata dall’Unione Europea, in particolare per i prodotti industriali e le bevande. L’UE ottiene la riduzione di questi elevati dazi sulle proprie esportazioni industriali e agroalimentari di qualità, in cambio di una graduale apertura del mercato europeo ai prodotti del Mercosur, mantenendo tuttavia protezioni e contingenti per i prodotti agricoli più sensibili.
È prevista la progressiva eliminazione dei dazi sul 91% delle esportazioni dell’UE verso il Mercosur e sul 92% delle esportazioni del Mercosur verso l’UE, con periodi di attuazione differenziati che vanno dall’applicazione immediata (all’entrata in vigore) fino a 15–18 anni per le categorie considerate più sensibili, come ad esempio le autovetture e alcuni componenti automobilistici, fatti salvi i regimi speciali previsti per alcuni comparti, illustrati più oltre.
Ogni codice doganale incluso nell’accordo è associato a una specifica categoria di liberalizzazione tariffaria (staging category), che definisce il periodo necessario per il raggiungimento del dazio zero. La riduzione dei dazi decorre dall’entrata in vigore dell’accordo (Anno 0) e avviene tramite tagli annuali progressivi fino alla completa eliminazione del prelievo. Le principali categorie prevedono liberalizzazione immediata o scaglionata su 4, 7, 8, 10 o 15 anni, mentre alcuni comparti strategici sono soggetti a calendari dedicati e/o contingenti tariffari (TRQ – Tariff Rate Quotas), come automotive, veicoli elettrici e alcuni prodotti agroalimentari.
Il dazio preferenziale applicato sarà determinato sulla base del valore più favorevole tra aliquota base prevista dall’accordo e dazio MFN vigente al momento dell’applicazione, garantendo il mantenimento del vantaggio tariffario anche in caso di future riduzioni autonome delle tariffe ordinarie.
Per il settore agroalimentare sono previste modalità specifiche di liberalizzazione: alcuni prodotti beneficiano di riduzioni immediate o progressive, mentre altri mantengono forme di protezione attraverso dazi specifici o contingenti tariffari. In particolare, alcune categorie come cacao, cioccolato e derivati del pomodoro saranno liberalizzate esclusivamente entro quantitativi contingentati (TRQ).
L’accordo prevede un abbattimento tariffario progressivo: i benefici immediati sono concreti ma circoscritti, interessando circa un settimo del valore degli scambi e concentrandosi soprattutto su macchinari, prodotti alimentari e tecnologie digitali. Il principale impatto economico si sviluppa invece nel medio periodo: il paniere con liberalizzazione decennale copre oltre il 40% delle importazioni brasiliane dall’UE, con particolare rilevanza per chimica e meccanica. La maggior parte delle linee tariffarie manifatturiere segue quindi un percorso graduale: circa il 60% di tali linee è destinato al dazio zero tra 8 e 15 anni, offrendo al Brasile una protezione temporanea per l’industria nazionale e alle imprese europee un orizzonte di pianificazione commerciale. Il settore automotive rappresenta un’eccezione, con tempi di liberalizzazione più lunghi (fino a 18 anni per veicoli elettrici, 25 anni per veicoli a idrogeno e 30 anni per nuove tecnologie).
Parallelamente, l’UE applicherà il dazio zero con effetto immediato all’entrata in vigore a circa l’82,7% delle esportazioni brasiliane verso il mercato europeo, nell’ambito di un’offerta che copre oltre il 99% delle linee tariffarie: ne deriva un’apertura più rapida per gli operatori del Mercosur rispetto alla piena maturazione dei vantaggi tariffari per gli esportatori europei.
Ulteriori aspetti rilevanti riguardano specifiche discipline settoriali. Per il comparto vitivinicolo è previsto il riconoscimento reciproco delle pratiche enologiche, dei requisiti di etichettatura e delle certificazioni basate sugli standard OIV, con una significativa semplificazione per gli esportatori europei. Per i prodotti di origine animale l’accordo introduce inoltre un sistema di pre-listing degli stabilimenti: la Parte esportatrice trasmette l’elenco delle strutture conformi alle norme sanitarie del Paese importatore, evitando le ispezioni individuali preventive — uno dei guadagni operativi più concreti per gli esportatori italiani di formaggi, salumi e derivati. Il Brasile mantiene la possibilità di introdurre restrizioni all’esportazione di minerali critici e strategici, ma con l’obbligo di applicare condizioni più favorevoli o non discriminatorie nei confronti dell’UE rispetto ad altri mercati. Infine, restano esclusi dalla piena apertura alcuni settori strategici, nei quali il Brasile conserva monopoli pubblici relativi a petrolio, gas, idrocarburi e minerali nucleari.
L’importanza delle Regole di Origine
Il beneficio tariffario non è automatico: per accedere al dazio preferenziale l’importatore deve presentare una richiesta e dimostrare che il prodotto rispetta le regole di origine previste dall’accordo. Un bene è considerato originario se è interamente ottenuto nell’UE o nel Mercosur, se è prodotto esclusivamente con materiali originari, oppure se incorpora materiali non originari ma soddisfa le Regole Specifiche per Prodotto (PSR – Product Specific Rules) definite nell’Allegato 3-B. Queste ultime stabiliscono i requisiti di trasformazione, lavorazione o contenuto locale necessari per beneficiare della preferenza tariffaria.
Una scadenza da non perdere. L’accordo prevede una clausola transitoria per le merci che al 1° maggio 2026 si trovavano già in transito o in deposito temporaneo: mantengono il diritto al dazio preferenziale a condizione che la prova di origine sia presentata alla dogana entro il 1° novembre 2026. Le imprese con tempi di resa oceanici lunghi dovrebbero verificare ora le spedizioni ancora aperte.
Oltre l’accordo UE-Mercosur: accessibilità del mercato brasiliano
L’accesso al mercato brasiliano richiede una valutazione completa del costo di atterraggio (landed cost), che va oltre il solo dazio doganale. All’importazione si applicano infatti diversi livelli impositivi, tra cui Imposto de Importação, IPI, ICMS, PIS/COFINS e altri oneri accessori, destinati progressivamente a confluire nella nuova architettura IVA brasiliana (CBS e IBS) entro il 2033. La fase transitoria (2026-2032) comporterà la coesistenza temporanea dei vecchi e nuovi tributi, rendendo necessarie simulazioni fiscali aggiornate e clausole di riequilibrio economico nei contratti di lungo periodo.
Un elemento critico è la corretta classificazione doganale NCM, che determina dazio, requisiti autorizzativi e trattamento fiscale. La corrispondenza con la nomenclatura europea (HS/CN) è garantita solo sui primi sei caratteri: gli ultimi due digit della NCM brasiliana sono determinanti e un errore di classificazione può comportare sanzioni e perdita del beneficio tariffario previsto dall’accordo. Per i prodotti borderline è possibile richiedere alla Receita Federal una Solução de Consulta, ossia un pronunciamento formale sulla classificazione, vincolante per l’amministrazione.
Oltre alle imposte, occorre considerare i costi operativi legati alla logistica e alle procedure doganali (trasporto, movimentazione, magazzino, sdoganamento, licenze), che possono incidere mediamente per il 5-10% del valore dell’operazione. La digitalizzazione del sistema Siscomex attraverso la DUIMP e il Portal Único sta migliorando i tempi di importazione, consentendo in alcuni casi lo sdoganamento anticipato prima dell’arrivo della merce, riducendo costi portuali e tempi di immobilizzo.
Il quadro complessivo deve inoltre incorporare il cosiddetto “Custo Brasil”: il sovraccosto strutturale del fare impresa nel Paese — complessità fiscale, logistica, costo del capitale, oneri del lavoro, burocrazia e volatilità normativa — stimato in circa un quinto del PIL annuo secondo stime di settore. Per gli esportatori europei ciò implica la necessità di costruire prezzi e margini sulla base di una reale analisi del mercato locale, includendo tempi amministrativi, costi finanziari e presenza commerciale.
Aspetti culturali
Il Brasile è un mercato basato sulla relazione: la fiducia personale, la presenza continuativa e la comunicazione in lingua portoghese sono elementi decisivi nel processo commerciale. Le decisioni richiedono spesso tempi più lunghi rispetto ai mercati europei e valorizzano incontri diretti, referenze e rapporti consolidati.
Anche la ricerca dei partner deve essere strutturata attraverso associazioni di settore, ICE, Camere di Commercio e altri intermediari qualificati. Un’avvertenza specifica riguarda la rappresentanza commerciale: la Legge 4.886/1965 prevede a favore del rappresentante un’indennità di fine rapporto pari a 1/12 di tutte le provvigioni corrisposte, oltre a una presunzione di esclusività. Il contratto va quindi redatto con assistenza legale brasiliana, delimitando esplicitamente esclusiva e territorio e collegando obiettivi minimi misurabili alla risoluzione per giusta causa.
L’accordo UE-Mercosur apre inoltre nuove opportunità negli appalti pubblici federali brasiliani, pur mantenendo alcune limitazioni, come esclusioni nel settore sanitario e requisiti di contenuto locale o trasferimento tecnologico. Per le imprese europee, il vantaggio competitivo sarà quindi maggiore nei settori in cui possono offrire non solo prodotti, ma anche tecnologia, know-how e capacità di sviluppo locale.
Checklist operativa per l’ingresso nel mercato brasiliano
In sintesi, l’accesso al mercato brasiliano richiede un approccio integrato che combini analisi tariffaria, conformità normativa, pianificazione fiscale e sviluppo commerciale. Prima della prima spedizione è necessario verificare la corretta classificazione doganale HS/CN–NCM, il trattamento tariffario previsto dall’accordo e il rispetto delle regole di origine, predisponendo la relativa documentazione (Statement on Origin e documenti di supporto). Parallelamente, occorre definire il modello di ingresso più adeguato, verificare l’affidabilità dell’importatore (CNPJ e RADAR) e pianificare con anticipo autorizzazioni, registrazioni e requisiti tecnici applicabili (ANVISA, MAPA, INMETRO, ANATEL, NR-12, etichettatura in portoghese).
La strategia di ingresso deve inoltre includere la tutela della proprietà intellettuale (INPI e dominio .com.br), la verifica dei partner commerciali, la gestione del rischio valutario e finanziario, nonché una corretta simulazione dei costi complessivi di importazione, considerando imposte, oneri logistici e Custo Brasil. Particolare attenzione va riservata ai servizi collegati alla vendita (installazione, formazione, software, assistenza tecnica e royalties): poiché l’acquirente brasiliano si attende di norma un prezzo netto, la sommatoria dei prelievi applicabili può portare il carico effettivo al 40-50% del valore contrattuale. Altrettanto determinante è la pianificazione del post-vendita, soprattutto per beni industriali e tecnologici.
Per una gestione efficace del processo, è consigliabile adottare una roadmap strutturata che includa:
- classificazione doganale e verifica dei benefici tariffari dell’accordo;
- controllo delle regole di origine e predisposizione della documentazione necessaria;
- verifica delle spedizioni in transito al 1° maggio 2026, per le quali la prova di origine va presentata entro il 1° novembre 2026;
- scelta del modello distributivo e qualificazione dell’importatore locale;
- verifica preventiva degli obblighi regolatori e delle certificazioni;
- protezione del marchio e degli asset intellettuali;
- valutazione fiscale completa dell’operazione (landed cost e tax gross-up);
- analisi di eventuali vincoli su beni dual-use, EUDR e CBAM;
- pianificazione logistica, doganale e del servizio post-vendita;
- monitoraggio delle opportunità derivanti dagli appalti pubblici brasiliani;
- valutazione di strumenti di facilitazione come lo status AEO;
- utilizzo di piattaforme istituzionali per informazioni di mercato e ricerca partner.
Un ingresso efficace in Brasile non dipende quindi solo dal vantaggio tariffario generato dall’accordo UE-Mercosur, ma dalla capacità dell’impresa europea di integrare correttamente aspetti doganali, fiscali, regolatori e relazionali, trasformando l’apertura commerciale in una presenza stabile e competitiva sul mercato.
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I temi qui sintetizzati sono sviluppati in modo esteso nel Country Report Brasile, realizzato da ExportPlanning in collaborazione con l’Associazione Export Strategist, che integra l’analisi macroeconomica e settoriale del Paese con un manuale pratico per le imprese: Country Report dedicato al Brasile.
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